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Category: cultura?!

False credenze

Oggi, quasi per caso, sono capitata su di una pagina Facebook in cui si parlava di pietre e dei loro supposti poteri magici (per chi fosse particolarmente curioso, il post si trova qui). Ovviamente, inutile dirvelo, tantissimi utenti hanno replicato deridendo i pochi che mostravano di credere a questa infondata teoria, mentre questi ultimi altro non hanno fatto che affermare, più o meno tutti, che non c’è nulla di male nel credere a qualcosa.

Probabilmente in tanti la pensano allo stesso modo. E invece tantissime credenze, oltre ad essere particolarmente stupide, sono anche dannose!

Non ci credete? Pensate a:

  • gli antivaccinisti che ritengono i vaccini causa dell’autismo: a causa loro si rischia un’impennata di malattie che ormai si credevano debellate o quasi (ad esempio il morbillo che, sì, può anche portare alla morte);
  • i fruttariani che credono di poter far crescere in modo sano i propri figli seguendo una dieta palesemente deficitaria;
  • gli antivivisezionisti che vorrebbero eliminare la sperimentazione animale e di conseguenza fermare il progresso biomedico (e non solo quello), danneggiando non solo gli uomini ma anche gli animali che tanto amano.

E l’elenco non si ferma qui, anzi: ricordate il servizio de Le Iene sulla correlazione tra dieta vegana e guarigione di un tumore? Se non lo ricordate potete guardarlo qui. E ora ditemi: quante persone, demoralizzate dalla malattia, credendo di non avere più speranza, stanche delle cure mediche, avranno stoltamente pensato di abbandonare la medicina per cambiare dieta? ALT! State pensando che nessuno sarebbe così sciocco, vero? E invece sono cose che accadono, continuamente.
Medbunker ne ha parlato spesso, riportando svariati esempi.
Quello di Clara, malata di diabete, i cui genitori si sono affidati ad una guaritrice del paese.
Quello di Aysha, che ha voluto provare la terapia di Simoncini.
Quello di Daniel, che, obbligato dallo Stato a sottoporsi alle cure mediche e abbandonando i “rimedi alternativi”, ha debellato la malattia.

Ancora non siete convinti? Allora vi faccio solo altri due nomi: Davide Vannoni e Gabriella Mereu.

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Io sto con la ricerca!

manifesto_roma_v12-09-2013Giovedì, a Roma, ci sarà una manifestazione organizzata da Pro-Test Italia. Cercheremo di far comprendere ai politici che, in merito alla direttiva europea 2010/63, stanno combinando solo grandi casini.

Per chi non lo sapesse, si tratta della normativa attualmente vigente in Europa circa la sperimentazione animale. Ovviamente deve essere recepita dagli stati membri.
In Italia se ne sono occupati il 31 Luglio, approvando, alla Camera, una legge che -purtroppo- ha svariati punti critici:

  1. L’Italia vuol rendere obbligatoria l’anestesia o l’analgesia in tutti i casi, quindi anche per un banale prelievo o se si stanno facendo dei test su nuovi analgesici.
  2. L’Italia vuole vietare l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla SA sul suo territorio, il che implicherebbe l’importazione dall’estero, con conseguente stress per gli animali e un aumento del costo.
  3. L’Italia vuol vietare:
    – gli xenotrapianti, obbligando i pazienti che ne necessitano a farsi impiantare valvole metalliche;
    – le ricerche sulle sostanze d’abuso
    – le esercitazioni didattiche con gli animali nella maggior parte degli indirizzi universitari, formando così dei professionisti impreparati che metteranno a rischio la salute dei pazienti (umani e animali).

Io parteciperò, perché penso che quello della ricerca biomedica sia un settore troppo importante per poterci permettere di maltrattarlo con una legge di questo tipo.

Per maggiori informazioni: link!

 

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bufale everywhere!

Una delle cose che maggiormente mi piace fare, nel tempo libero, è il debunking.

Debunking è l’atto del confutare, basandosi generalmente su metodologie scientifiche, un’affermazione o ipotesi.

Le teorie strampalate e senza basi scientifiche si sprecano: sembrano aumentare a dismisura, così non c’è mai tempo per annoiarsi, e si può continuamente imparare qualcosa di nuovo, in tanti campi. Mi piace pensare che, in questo modo, non solo sto acculturandomi, ma sto anche facendo informazione corretta, cosa non da poco conto considerando tutte le bufale che circolano soprattutto online!

Qualche esempio?

  • Gli OGM non sono pericolosi di per sé, e attualmente ne consumiamo molti di più di quanto crediamo (tutti mangiamo pasta qui, vero?).
  • La Sperimentazione Animale non è sinonimo di tortura e, soprattutto, ad oggi non è ancora sostituibile. Quasi tutte le immagini che gli antivivisezionisti propinano alla massa sono fotografie molto datate (che quindi mostrano pratiche non più in uso) e, più spesso, di animali in cura presso veterinari.
  • I Vaccini non causano autismo! Inoltre, quando una gran fetta della popolazione smette di vaccinarsi, ecco riapparire malattie che si pensavano ormai debellate. Purtroppo.
  • L’uomo è da sempre onnivoro, ma può vivere tranquillamente anche seguendo una dieta vegetariana, mentre quella vegana necessiterà di integrazioni. Se ne deduce facilmente che diete crudistafruttariana e simili non solo sono poco adatte all’adulto ma di sicuro non andrebbero utilizzate per bambini e adolescenti.
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stelle cadenti

Tutti col naso all’insù a guardare le stelle, in questi giorni?

Io una serata apposita per cercare di vedere le stelle cadenti non l’ho organizzata, ma in compenso sono stata tante ore sul terrazzo con *lui* (le serate estive si prestano molto bene a vedere qualche telefilm carino: quest’anno ci stiamo dedicando a Lost!) così mi è capitato più volte di vederne qualcuna, negli ultimi giorni. Non ho espresso nessun desiderio, però: a qualcuno gli si è mai avverato?

Comunque tempo fa mi ero dedicata ad imparare qualcosina sul cielo invernale, a partire da Orione, la cui cintura conoscevo già da parecchi anni, ma su quello estivo mi sono resa conto di sapere ben poco: sono più le volte che non riesco ad identificare neppure l’Orsa Minore rispetto a quelle in cui ci riesco!

Quindi ieri mi sono messa un po’ a cercare e ho trovato questo bel sito, che, per una neofita come me, è una bella risorsa per imparare le costellazioni! ♥

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Italy4science

L’8 Giugno c’è stata la conferenza a Napoli, con Di Porzio e Defez, sulla corretta informazione scientifica. Due i temi trattati: sperimentazione animale e OGM.

Io ho dato una mano, un piccolo (piccolissimo) contributo, e la cosa mi ha fatto stare bene. Perché sono argomenti importanti, perché le persone sono completamente disinformate.

Ho conosciuto Bruno, che ha 8 anni meno di me e una maturità e una calma disarmanti. Devo avergli fatto una buona impressione. E lui a me, ovviamente.
Ovviamente non è stata l’unica persona interessante incontrata. A parte i due relatori, gentilissimi e molto disponibili, c’erano Enrico, che è medico, e Dario. E l’animalista con la maglia per i diritti dei "pelosetti" che però annuiva alle parole di Di Porzio e scuoteva la testa quando le animalare dicevano cazzate.
Eh sì, c’erano anche loro. Ci hanno rallegrato con perle davvero rare.
Come quella alla quale ho ceduto il posto a sedere e che, dopo 10 minuti di conferenza, si alza e fa "ho sentito tutto quello che dovevo sentire, bleah!".
O come quella che entra dichiarando "siamo venuti a vedere se avete un cuore".
O come quelli che son rimasti fuori alla libreria, sede della conferenza, ad urlare slogan, perché non hanno avuto le palle per entrare e discuterne civilmente.

Comunque a Napoli c’è andata bene: niente minacce, niente bisogno della polizia. In altre città non sono stati così fortunati.
Mi auguro che il prossimo anno si ripeta l’evento.

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confini precisi

«Mi piacerebbe affidarmi alla religione.
Ad un partito, ad un capo, a una professione
come la maggioranza delle persone
perché ho passato da un pezzo l’età della ribellione.
Mi piacerebbe che il male avesse confini precisi
come pensano i politici, gli snob e i cretini»

Io sono una che razionalizza sempre, forse troppo. Mi dipingo (o mi dipingono?) come una stronza, e io stessa temo spesso di essere cinica, fredda e insensibile. La verità è che non mi faccio prendere da facili sentimentalismi, cerco di ragionare sulle cose, anche se magari non arrivo mai alla soluzione.

E’ una cosa difficile, a volte me ne dimentico ma poi scatta il campanello d’allarme. Quella sensazione di star sbagliando qualcosa. Generalmente sovviene quando la mia opinione coincide con quella della massa. La massa urlante. Quella che è pronta ad augurarti le peggiori malattie. Quella degli estremisti, che ultimamente mi sembrano essere la maggioranza.

Solo che poi, una volta scoperti gli altarini, ho il brutto vizio di voler far conoscere anche agli altri l’altra faccia della medaglia.
E allora mi ritrovo a smontare le varie bufale che circolano su FB, ad intraprendere lotte a sostegno della sperimentazione animale, a dare dimostrazione che Vannoni non è un medico che ha la cura magica, a spiegare, a parlare, a controbattere, a portare fonti a sostegno di quel che affermo…

Ma niente. Le persone non vogliono sapere. Vogliono restare nel loro piccolo mondo fatto di false verità, di confortevoli bugie, di pochi dogmi chiari e concisi, entro i quali vivere è più facile.
E certe volte penso che vorrei vivere anche io così, con queste false certezze. Perché sarebbe davvero più facile, non si sprecherebbero tante energie, si saprebbe sempre dov’è il male e dov’è il bene.
Ma ormai ho mandato giù la pillola rossa, non si può più tornare indietro.

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cose che io non ho mai fatto

Tirami su
Portami al mare
Leggimi un libro
Fammi fare cose che io non ho mai fatto
Raccontami storie che non ho letto
Fammi vedere qualche colore
Prova a dipingermi il cuore

Ve la ricordate?

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Diritto d’opinione

Quello che segue è un articolo scritto da Patrick Stokes. S’intitola "No, non hai diritto alla tua opinione".
Lo trovo molto interessante e ve lo riporto per intero. E’ un po’ lungo (ma neanche poi tanto) però vale sicuramente la pena leggerlo ;)

–br–

Ogni anno,io cerco di fare almeno due cose con i miei studenti almeno una volta. Innanzitutto, cerco di dar loro importanza chiamandoli “filosofi” – un po’ banale, ma auspicabilmente incoraggia un apprendimento attivo.
Secondariamente, affermo qualcosa di questo tipo: “Sono sicuro che avrete sentito l’espressione ‘ognuno ha diritto alla propria opinione’. Forse l’avrete detta voi stessi, magari per bloccare una discussione o per portarla a conclusione. Bene, non appena entrate in questa stanza, questo non è più valido. Non avrete più diritto alla vostra opinione. Avrete diritto solo a ciò che potrete provare.”
Un po’ rude? Forse, ma gli insegnanti di filosofia devono insegnare ai loro studenti come strutturare e difendere un ragionamento – e a riconoscere quando una convinzione è divenuta indifendibile.

Il problema con l’assunto “ho diritto di avere la mia opinione” è che, sin troppo spesso, è utilizzata per difendere convinzioni che avrebbero dovuto essere abbandonate. Diventa un’abbreviazione per “io posso dire o pensare quello che voglio” – e, per esteso, continuare a contrastare è in qualche maniera irriverente. E questa attitudine porta, io sostengo, alla falsa equivalenza tra esperti e non esperti, che è una crescente e perniciosa caratteristica del nostro discorso pubblico.

Innanzitutto, cos’è un’opinione?
Platone distingueva tra opinione o credenza comune (doxa) e conoscenza certa, e questa è una distinzione ancora valida oggi: diversamente da “1+1=2″ o “non ci sono cerchi quadrati”, un’opinione possiede un certo grado di soggettività e di incertezza. Ma l’”opinione” parte da gusti o preferenze, attraversa domande che preoccupano la maggior parte della popolazione, come l’economia o la politica, sino ad argomenti che poggiano sull’esperienza tecnica, come le opinioni scientifiche o legali.

Non si possono realmente discutere le opinioni del primo tipo. Sarei stupido ad insistere nell’affermare che sbagli a pensare che il gelato alla fragola è più buono di quello al cioccolato. Il problema è che qualche volta implicitamente consideriamo che le opinioni della seconda, o anche della terza specie, siano indiscutibili nella stessa maniera dei gusti personali. Probabilmente questo è uno dei motivi (non dubito ce ne siano altri) per cui degli entusiastici dilettanti ritengono di aver titolo a non essere d’accordo con climatologi e immunologi e che i propri punti di vista debbano essere “rispettati”.

Meryl Dorey è la leader dell’”Australian Vaccination Network”, che, nonostante il nome, è completamente contrario ai vaccini. La Sig.ra Dorey non ha nessuna qualifica medica, ma sostiene che se Bob Brown (politico australiano) ha il diritto di commentare sull’energia nucleare nonostante non sia un fisico, lei dovrebbe avere il permesso di commentare sulle vaccinazioni. Ma nessuno ritiene che il Dr. Brown sia un’autorità sulla fisica delle fissioni nucleari; il suo compito è commentare sulle risposte politiche alla scienza, non sulla scienza in sé.

Quindi, cosa vuol dire avere “diritto” alla propria opinione?
Se “Tutti hanno diritto ad avere la propria opinione” significa esclusivamente che nessuno ha il diritto di vietare alla gente di pensare e di dire quello che vuole, allora la frase è vera, seppure abbastanza banale. Nessuno può vietarti di dire che i vaccini causano l’autismo, indipendentemente da quante volte questa supposizione sia stata smentita.

Ma se “diritto ad un’opinione” significa “avere il diritto che i propri punti di vista siano trattati come seri candidati per la verità” allora la frase è chiaramente falsa. E anche questa è una distinzione che tende a essere confusa.

Un lunedì, il programma della rete ABC Mediawatch ha portato ad esempio il programma di WIN-TV Wollongong per un servizio su un’epidemia di morbillo che conteneva commenti di – lo avrete indovinato – Meryl Dorey. In risposta alle lamentele di uno spettatore, WIN ha risposto che la storia era “accurata, onesta e bilanciata e che presentava i punti di vista dei medici e dei gruppi di scelta”. Ma questo implica un uguale diritto ad essere ascoltati su una materia nella quale solo una delle due parti ha un’esperienza di rilievo. Ancora una volta, se si parlasse di risposte politiche alla scienza, questo potrebbe essere ragionevole. Ma il cosiddetto “dibattito” in questione è sulla scienza in sé, e i “gruppi di scelta”, semplicemente, non hanno diritto ad andare in onda, se quello è il punto dove si è in disaccordo.
Il conduttore di Mediawatch Jonathan Holmes è stato ancora più diretto: ” ci sono le prove e ci sono le cavolate” e nessuna parte del lavoro del giornalista consiste nel dare uguale tempo alle cavolate come all’esperienza.

La risposta degli anti-vaccinisti è stata prevedibile. Sul sito di Mediawatch, la Sig.ra Dorey ha accusato ABC di “richiedere apertamente la censura su un dibattito scientifico”. Questa risposta confonde il fatto che la propria opinione non venga presa seriamente con il non aver diritto di avere o di esprimere quelle opinioni o, per prendere in prestito una frase di Andrew Brown, “confonde il perdere una discussione con il perdere il diritto di discutere”. Ancora una volta, due significati di “diritto” ad avere un’opinione sono confusi qua.

Quindi, la prossima volta che sentite qualcuno dichiarare di aver diritto alla propria opinione, chiedete perché ritiene che sia così. Ci sono buone possibilità che, se non altro, così facendo finirete con avere una discussione più piacevole. 

La traduzione è a cura di In Difesa della Sperimentazione Animale
L’articolo originale è qui.

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Noam Chomsky

Già pubblicata su FB qualche giorno fa, ripresa poi da Francesco qui.
La copio anche qui, per poterla trasmettere anche a voi. E perché faccia riflettere, e -si spera- agire di conseguenza.
 

LE 10 STRATEGIE DI MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO I MASS MEDIA

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”). 

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema reazione soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.   

3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.   

4- La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento. 

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).  

 6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.   

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”. 

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!   

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

(cit. Wikipedia)

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cinquanta sfumature di noia

Sì, l’ho letto. Rigorosamente in pdf, già sapendo che comprarlo sarebbe stato uno spreco. Riporto la recensione che ho inserito or ora su Anobii:

All’inizio non sapevo fosse nato come fanfiction di Twilight, eppure ho notato subito le somiglianze:
– la protagonista maldestra, che nella vita non sa fare praticamente nulla, che si vede brutta ma in realtà ha dai tre spasimanti in su (ma tanto a lei non piace nessuno dei "ragazzi normali" che la circondano);
– il bello e tenebroso, pieno di fascino e di mistero, ma soprattutto pieno di soldi.
Sono i due protagonisti principali e mi sono subito sembrati la copia raffazzonata di Bella ed Edward. Non che gli originali fossero il non plus ultra della letteratura, ecco. Ho letto il libro perché un’amica aveva bisogno di parlare con qualcuno di questo "fenomeno" e, nonostante la lettura da pc (non l’avrei mai comprato!), per la prima metà sono andata avanti spedita. Poi hanno cominciato a fare sesso. E io ho cominciato ad annoiarmi a morte. Insomma, le prime due o tre volte potevano anche sembrare interessanti e vagamente eccitanti, ma poi diventa tutto terribilmente ripetitivo e ti fa solo desiderare che succeda qualcosa di diverso dalle trombate, le quali, ahimé, di erotico / sensuale / sadomaso hanno poco e nulla.
Avendo completamente fallito sul piano della "letteratura erotica", mi sarei almeno aspettata una storia degna di essere letta. Purtroppo nel libro una storia vera e propria non c’è, nulla che vada al di là del sesso sembra interessare l’autrice. In effetti mi sono sentita come una spettatrice di uno di quei film porno a cui manca la trama.
Che dire? Non leggerò i prossimi due per amore verso me stessa, e, anche se mi piacerebbe sapere quale terribile segreto nasconde Mr.Grey, non penso che valga la pena leggere altri due "libri" per venirne a conoscenza.

 E voi, l’avete letto? Cosa ne pensate?

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